Tappa a Göreme 

Famosa ormai in tutto il mondo per gli scatti iconici dei voli in mongolfiera, Göreme è la tappa per eccellenza di qualsiasi viaggio in Cappadocia.

Appena ci ho messo piede ho pensato che a un paesaggio così affascinante non mi sarei abituata mai.

E così è stato, ogni giorno.

A Göreme i camini delle fate, con la loro storia millenaria, si mescolano alle novità degli ultimi decenni: strade nuove e tortuose accarezzano la roccia, mentre il centro pullula di negozi di souvenir, ristoranti e hotel.

Tutto attorno, però, ci sono vallate di una bellezza surreale.

Questa convivenza tra natura selvaggia e modernità lascia un sottile alone amaro, però, non lo nego. Vedere che la vita locale si è “piegata” ai ritmi e ai flussi dettati da Internet, Instagram, il mass-tourism o come lo vogliamo chiamare, fa riflettere e mi fa riflettere ancora adesso, mentre scrivo a distanza di settimane dal mio ritorno (procrastination is that you again?). Non riesco a non domandarmi che ne sarà di questi luoghi, quando le mode passeranno, ma i loro strascichi no. 

A riprova di questa situazione un po’ allarmante, si legge spesso in giro per il web che Göreme in estate sia paragonabile a un girone infernale: quantitativi esasperanti di gente, temperature altissime e difficoltà tecniche per qualsiasi cosa (dovute ai numeri).

Per fortuna, come ho già scritto più volte, la situazione in inverno è capovolta.

E rimane solo il bello. 

Si, ma tipo?

Il Museo a cielo aperto

Comincio da qui perché, diciamolo, è impossibile saltarlo. Il museo a cielo aperto è forse il sito più importante di Göreme, un agglomerato di chiese e monasteri scavati nella roccia attorno al XI secolo, diventato poi Patrimonio UNESCO. 

Per chi arriva in auto, ci sono due parcheggi in cui sostare, uno alto, questo qui, e uno basso vicino agli scavi archeologici e alla chiesa della Fibbia.

Il ticket di ingresso costa 20€ ed è acquistabile in contanti (Lira Turca only) o carta. Consente di addentrarsi per i sentieri del sito, che comunque rimane piuttosto raccolto, e visitare tutte le chiese aperte al pubblico, circa 14 in totale, anche se alcune sono spesso chiuse per restauro (come la Elmali Kilise, quanto mi è dispiaciuto!).

Non è consentito fare foto all’interno salvo in caso di supervisori particolarmente compiacenti.

Gli interni sono perfettamente levigati, spesso semplici nelle decorazioni, di solito realizzate con pittura rossa, ma raccontano di un’epoca così lontana da fare quasi impressione.

Tra tutte le chiese però, due eccezioni meritano una menzione d’onore:

La Chiesa Oscura –  Karanlık Kilise

Nonostante sia ricompresa all’interno del museo a cielo aperto, per questa chiesa dagli affreschi vivaci e assolutamente impressionanti (si sono conservati benissimo!) c’è un ticket a parte da pagare prima di accedere. Costo 6€, ma li vale tutti.

La Chiesa della Fibbia – Tokalı Kilise

Un’esplosione di blu. Al momento della mia visita era in restauro grazie al patrocinio dell’Università della Tuscia (orgoglio italiano!). Nessun ticket extra, è stato sufficiente il biglietto di ingresso al museo.

Chiesette nei dintorni

Le chiese e i monasteri di Göreme non sono solo all’interno del museo a cielo aperto, ma anche nei dintorni del sito, attorno al paese.

Tra queste, valgono una visita Aynalı Kilise, vicinissima all’ingresso del museo a cielo aperto (parking alto), e la El Nazar Kilise.

Aynalı Kilise – la chiesa dello Specchio

Costruita attorno al VIII/IX secolo, in italiano il suo nome significa Chiesa dello Specchio, perché i suoi muri interni erano stati decorati con motivi uguali tra loro, riflettendosi in modo speculare. La chiesa fu costruita accanto a un monastero, e tutto il complesso, non esageratamente grande, si sviluppa su più piani. C’è una entrance fee di 50 lire simboliche (appena 1,50€) da pagare al custode, che ti accoglie all’ingresso e ti fornisce una torcia con cui continuare l’esplorazione fino alla piccionaia.

El Nazar Kilise – la chiesa del Malocchio

Questa chiesa risale al X secolo. Per quanto mi riguarda è un tasto dolente, perché non sono riuscita a vederne l’interno, ma dicono che i suoi affreschi siano impressionanti. Io mi sono dovuta accontentare dell’esterno, comunque suggestivo, perché questa microscopica chiesa domina una vallata di camini delle fate appena fuori dal centro di Göreme. [**ad oggi è ancora segnalata come chiusa temporaneamente su Google Maps].

Il centro di Göreme, sì, anche lui

C’è chi dice che il centro di Göreme è solo un parco giochi per turisti, finto, e pieno di negozi di souvenir pacchiani. In realtà a me non è sembrato malissimo, ho visto posti ben peggiori!

Al pomeriggio Göreme è avvolta da una luce calda bellissima. Tutto diventa color miele.

Vale la pena fare un giro per i suoi vicoli in questa atmosfera che sa di estate anche quando è fine dicembre e fuori ci sono 10 gradi. 

NB: Nei vicoli meno battuti, dove c’è poca gente e quando fa buio anche poca illuminazione, ho spesso incontrato qualche cane randagio. Sono tutti innocui eh, ci mancherebbe, ma visto che sono spesso anche medio-grandi la prudenza non è mai troppa.

Nel periodo prima di Natale e Capodanno, il centro è decorato in stile europeo/occidentale, con lucine e addobbi ovunque che si integrano perfettamente con i minareti tutti attorno. Con tutte quelle luci, la sera a Göreme c’è aria di festa e di attesa, anche se il Natale non si festeggia. 

Albe e tramonti

Göreme sarà anche una destinazione un po’ studiata per i turisti, ma ha un fascino che non possiamo assolutamente mettere in discussione.

Insomma, si capisce perché ci vadano tutti.

C’è poi un punto, un famoso sunset spot, che permette di vedere la città dall’alto, che meriterebbe da solo tutto il viaggio.

In qualsiasi ora della giornata si può accedere gratuitamente, mentre prima dell’alba o del tramonto viene richiesto un “ticket” di 20₺ a persona. Inoltre la strada è in salita e percorribile sia a piedi che in auto, ma parcheggiare diventa una sfida a Tetris.

Questo punto panoramico è sconvolgente, da quanto è bello. Da un lato si apre una vallata con tanto di camini delle fate e formazioni rocciose standard-Cappadocia, dall’altro la città con i suoi colori.

Ci sono molti cani e gatti randagi nei paraggi, ma sono buoni e non importunano nessuno se non per avere due coccole. Non sono propriamente randagi perché il chip sull’orecchio lascia intendere che sono in qualche modo controllati. Anche per i gatti, sono tutti in buono stato e nessuno di loro sembra troppo magro: danno l’impressione di essere ben nutriti e di stare bene.

La mattina presto all’alba il freddo e il vento si fanno pungenti, ma la città è ammaliante. Piano piano le luci degli edifici si spengono per lasciare spazio alle nuvole rosa illuminate dal sole all’orizzonte, e improvvisamente si fa giorno.

Il tramonto se è nuvoloso neanche si vede, ma quei colori che rendono Göreme di miele tornano puntuali ogni giorno. Mentre questo spot all’alba è deserto, la sera c’è qualcuno che accende un fuoco e vende çay a 50₺ o vino caldo per mantenersi in vita nonostante il vento che soffia e il freddo tagliente. Vedere la città che torna in assetto notturno, con le luci che si accendono piano piano, è sempre una bellezza. 

Varie, ma da provare

Tralasciando il volo in mongolfiera, che dipende da un’infinità di fattori come stagione, vento, e budget (i voli sono costosi e si aggirano sui 100/120€ a persona), a Göreme vale la pena concedersi qualche coccola.

Tra queste, ad esempio, c’è quella di soggiornare in un cave hotel. Questi hotel cercano di riprodurre l’effetto “scavato nella roccia” tipico della zona. Molte stanze hanno infatti le pareti scavate e levigate esattamente come quelle delle chiese del Museo a Cielo Aperto. 

Ma oltre che per questo motivo, gli hotel di Göreme sono meravigliosi per le loro terrazze, da cui ammirare i voli delle mongolfiere all’alba (sempre che volino eheh), e in cui assaggiare colazioni squisite o sorseggiare un çay caldo.

E poi, cibo.

Il cibo turco merita un discorso a parte, lo so, ma una volta in Cappadocia non si può non provare il famoso Testi Kebab, uno spezzatino tipico di manzo o pollo (c’è anche in versione veg).

Cos’ha di speciale?

Viene cotto in un vaso di coccio sigillato, e rotto nell’istante in cui il piatto viene servito.

Sicuramente molto scenografico e amato dai turisti, vale la pena provarlo fuori città, durante le esplorazioni della giornata.

In località più piccole e tranquille può darsi che l’esperienza sia anche un po’ più autentica.